Ad ogni costo

Riccardo è molto legato a questa fotografia. Vi è raffigurato suo padre circondato dai suoli colleghi.
“Mio padre era molto legato all’Arma dei Carabinieri, la considerava una seconda famiglia. Sentiva di appartenere a qualcosa in cui credere profondamente, ad ogni costo, anche a rischio della propria vita.”
Nell’anno maledetto delle stragi, il 1992, moriva il 4 aprile Giuliano Guazzelli mentre percorreva la  strada Agrigento-Menfi sulla sua auto Fiat Ritmo.
20 anni non sono bastati per cancellare il ricordo di quell’uomo al servizio dello Stato.

Da sole, con le nostre forze.

“In seguito all’uccisone di mio padre la mia vita, quella di mia madre e delle mie sorelle, Liliana e Monica, fu totalmente distrutta.  Abbiamo venduto metá della nostra casa per pagare i debiti ed è stata veramente dura. Ma oggi, dopo oltre trent’anni, dico che siamo state veramente forti e ce l’abbiamo fatta con le nostre forze. Per oltre 25 anni non abbiamo mai parlato della nostra tragedia perchè ci faceva troppo soffrire e piangere. Ma da qualche anno abbiamo iniziato a portare la nostra testimonianza nelle scuole, ci impegnamo a favore della legalità affinché non ci possa essere l’alibi dell’ignoranza. Dobbiamo lottare se davvero vogliamo il cambiamento. “

Carmelo Iannì, un piccolo albergatore, pagò con la vita l’essersi messo a disposizione della Polizia per catturare un gruppo di chimici marsigliesi, ospiti del suo albergo, e mafiosi locali cui questi prestavano il proprio aiuto per la raffinazione di eroina.

Era il 28 agosto 1980 quando fu giustiziato per ordine del boss Geraldo Alberti.

Roberta Iannì aveva 16 anni.