Giuseppe e Paolo Borsellino erano mio padre e mio fratello. Lo sono tutt’ora, forse più di prima. Prima che cosa nostra li uccidesse ad otto mesi di distanza l’uno dall’altro. Prima mio fratello, il 21 aprile del 1992, e poi mio padre, il 17 dicembre. Da allora tutta la mia vita e quella dei miei cari è stata stravolta. Ma oggi, a distanza di 19 anni, noi ci siamo ancora. Siamo qui a combattere, giorno dopo giorno, una battaglia per la giustizia e la memoria. Molti di quelli che invece hanno sulla coscienza quelle morti oggi sono sparsi tra carceri e vite maledette. Noi ci siamo e ci saremo sempre, perchè il loro sacrificio non venga mai dimenticato.
Io oggi sono referente per Santa Margherita di Belice e Montevago di Libera, e questo nuovo impegno mi stimola ogni giorno a fare più di quel che posso, perchè lo devo a loro, a mio padre e a mio fratello, che meritano di vivere in un mondo diverso, anche solo attraverso la nostra memoria.

Questo progetto per noi familiari delle vittime di mafia è ossigeno e aria fresca. Conservare il ricordo fotografando chi resiste ogni giorno alla violenza mafiosa è importante proprio per non dimenticare. Sono visi che ti lasciano un groppo in gola, sono immagini che descrivono la mafia meglio di decine di libri.