Antonella Borsellino e la sua personale battaglia.

Giuseppe e Paolo Borsellino erano mio padre e mio fratello. Lo sono tutt’ora, forse più di prima. Prima che cosa nostra li uccidesse ad otto mesi di distanza l’uno dall’altro. Prima mio fratello, il 21 aprile del 1992, e poi mio padre, il 17 dicembre. Da allora tutta la mia vita e quella dei miei cari è stata stravolta. Ma oggi, a distanza di 19 anni, noi ci siamo ancora. Siamo qui a combattere, giorno dopo giorno, una battaglia per la giustizia e la memoria. Molti di quelli che invece hanno sulla coscienza quelle morti oggi sono sparsi tra carceri e vite maledette. Noi ci siamo e ci saremo sempre, perchè il loro sacrificio non venga mai dimenticato.
Io oggi sono referente per Santa Margherita di Belice e Montevago di Libera, e questo nuovo impegno mi stimola ogni giorno a fare più di quel che posso, perchè lo devo a loro, a mio padre e a mio fratello, che meritano di vivere in un mondo diverso, anche solo attraverso la nostra memoria.

Pina Maisano Grassi e il cassetto delle memorie.

Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori. Per questo fu assassinato il 29 agosto 1991, alle ore 7.45. Denunciò la richiesta di pizzo, ma per questo non amava la definizione di eroe,  ma di un “cittadino onesto”.Per il suo omicidio sono stati condannati nel 2004 vari boss, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pietro Aglieri, con condanna confermata in Cassazione.

Di Libero la vedova Grassi conserva tanti ricordi, fotografie e lettere private. Nessuna condanna, anche definitiva, potrà mai restituire quello che gli fu strappato 20 anni fa in una mattina di fine estate.

Nino e Ida Agostino

Il mio tema sulla memoria è appena iniziato. Fotografo familiari nel loro ambiente domestico, mentre tengono una fotografia dei loro cari. Penso di ottenere un’immagine semplice ma dal forte significato simbolico. Un legame forte, tra vittime e familiari, una richiesta di giustizia sempre più viva. Questo era mio padre, mio figlio, mio marito: li avete uccisi ma non avete ucciso i nostri ideali. Il loro sacrificio e i loro ideali contribuiranno alla trasformazione di questa società. Siamo qui e reclamiamo giustizia.

Qui sono ritratti Vincenzo ed Augusta. Il  figlio poliziotto Nino e la moglie Ida, incinta di cinque mesi furono trivellati di colpi da due sicari in motocicletta sotto i loro gli occhi.

Era il 5 agosto 1989. Da allora attendono giustizia.