L’impegno dei volontari

Sole cocente da stordire. Trovo gente nei campi dalle 6 di mattina. Ma non sono lavoratori comuni dell’agricoltura quelli chinati a raccogliere pomodoro. Non hanno le facce bruciate dal sole, non hanno le mani callose, indurite da anni di lavoro. Nemmeno i terreni coltivati sono terreni comuni, dato che sono terreni “liberati”, terreni posseduti dalla mafia nelle campagne del corleonese e adesso, confiscati, danno i loro frutti al libero mercato grazie alle cooperative sociali. In questo caso i terreni coltivati sono gestiti dalla coopertiva “Lavoro e non solo”, nell’ambito del progetto  ”Liberarci dalle Spine”,  promosso dall’Arci Toscana e iniziato nel 2005.Chini sui campi vedo volti sorridenti e sereni di ragazzi e ragazze. Sono i volontari provenienti da tutta Italia, decisi a condividere impegno e partecipazione alla lotta alla mafia. Certo, dopo diverse ore di lavoro, la fatica si sente, la fronte è imperlata di sudore, ma la felicità di essere lì è evidente. Questo gruppo viene dalla Toscana, dall’Emilia Romagna, Lombardia e Lazio. Molti mi hanno parlato della loro esperienza, che non immaginavano che fosse così bello condividere questo impegno, che è servito anche staccare rispetto al loro vivere quotidiano. Per quindici giorni sono stati proiettati in un’altro ambiente, in un’altra realtà, lontani anche dalla tecnologia, da internet, da Facebook. Si sono sentiti vivi, concreti, desiderosi di partecipare e costruire, facenti parte di un progetto comune. Non la solita protesta in piazza, non il solito striscione contro la mafia, ma un’ideale che che diventa realtà grazie al lavoro delle mani, alla fronte imperlata di sudore, ad una maglietta sporca di rosso. Solo che stavolta il rosso è quello dei grossi, gustosissimi pomodori siciliani.

L’impegno di Pino

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Pino è un’istituzione. Bisogna dirlo. Difficilmente potrei immaginare Partinico senza Pino Maniaci. L’ho visto innumerevoli volte negli angoli delle strade armato di microfono, baffi e della sua naturale verve, accompagnato dalla telecamera di sua figlia, intervistare, raccontare, commentare (spesso argomentando con le sue personalissime idee), su tutto e su tutti. Tele Jato è soprattutto il suo telegiornale, fatto  a sua immagine, trasmesso non so quante volte al giorno e che ogni buon partinicese non perde mai di vista in quanto rappresenta il polso della città.  L’argomento prediletto di Pino è la sonnacchiosa classe politica partinicese, che sia di destra o sinistra ha poca importanza: ad essa, naturalmente, Pino attribuisce tutti i mali della società, tout court. L’altro argomento spinoso preferito è la distilleria Bertolino, che gli ha permesso di collezionare un non invidiabile numero di denunce.

In questi anni di lavoro quotidiano ha collezionato anche tante minacce e non solo. Una volta si presentò all’occhio impietoso delle telecamere del suo giornale con un occhio tumefatto, pestato da qualcuno della famiglia dei vitale, se non  erro. L’unica difesa che ha Pino Maniaci è la sua tv, le sue telecamere, il suo pensiero.

L’altro giorno il fatto si è ripetuto. Le minacce sono nuovamente apparse sui muri: ”W la mafia, Pino Telejato sei lo schifo della terra”. ”Hai rovinato un paese”.

Pino è l’informazione libera e schierata dalla parte della società civile nella terra dei Vitale e dei Brusca. Vivere qui è già difficile, fare informazione è un miracolo. Siamo tutti con Pino.

Adesso la nuova legge sulle frequenze televisive, permetterà allo Stato di fare quello che la mafia in questi anni non ha potuto: fare chiudere TeleJato.

http://www.Telejato.it

Addiopizzo. L’impegno di un gruppo di attacchini

Qualche anno è ormai passato da quando Palermo vide affissi sui propri muri gli adesivi con su scritta la frase “Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. Oggi, forse, la dignità la città la sta ritrovando grazie anche a questi ragazzi: con la forza della loro giovane età, con la convinzione delle proprie idee, attraverso degli ideali forti ai quali aggrapparsi, hanno diffuso un po’ dovunque, dove potevano, il virus della legalità. Man mano il gruppo è cresciuto sempre di più in numero di aderenti, diventato sempre più consapevole di se stesso ed adottando vere e proprie strategie comunicative. Ho incontrato poco tempo fa in sede alcuni ragazzi del gruppo che si occupa dei commercianti, disponibilissimi ad illustrarmi le loro iniziative. Sono loro che sentono il polso della città, che vanno da negozio in negozio, che hanno la percezione di quanto il messaggio “no alle estorsioni” sia percepito dai cittadini . Una di queste è “La guida per il consumatore critico“:  è una indicazione per i cittadini che gli acquisti effettuati presso i negozi presenti nella guida non serviranno per finanziare indirettamente Cosanostra attraverso il pizzo. In pratica è un impegno tra cittadini e imprese, in quanto gli acquirenti sostengono  le imprese che si oppongono alle estorsioni.

Sono andato ed ho fotografato l’incontro con uno dei tanti commercianti  che aderiscono alla guida. Ho documentato i momenti fondamentali dell’incontro, la compilazione del questionario, la sottoscrizione dell’accordo, la consegna delle guide  e soprattutto il posizionamento della vetrofania sull’entrata del negozio. Tanti piccoli gesti. Ognuno era un gesto dedicato alla lotta alla mafia. Anche questo un impegno quotidiano, senza clamori.